- SEXYBART - di Ferruccio Giromini
Pare innegabile che i giochi più sensualmente erotici siano opera di autrici femmine. Inquest'ambito, quasi sempre, le donne appaiono più dirette, più coinvolte, più consapevoli, più conturbanti, in definitiva più "artistiche"; e spesso, con sollievo di tutti, pure maggiormente autoironiche. Tra queste, esemplare è Elisabetta Alberti, pervasa di una cattiveria allegra che la rende particolarmente simpatica.
Associata nel lavoro artistico, fin dalle prime prove, al marito fotografo Roberto Degasperi, capace di fornirle un supporto tecnico ben adeguato, l'artista trentina ha messo in scena nell'ultimo decennio una nutrita serie di immagini insolite, realizzandole tutte attraverso stampe fotografiche (in b\n e grande formato) su tela, in seguito arricchite di alcune dosate campiture cromatiche in acrilico e sopratutto addizionate di discreti (ma spiazzanti)interventi "decorativi" ricamati. Il ricorso al ricamo, pratica eminentemente femminile, in modo inevitabile vira l'operazione su un terreno di sarcastico commento femminista. D'altronde gli stessi argomenti trattati affrontano spesso problematiche sessuali e in genere sulla condizione metaforica della donna. Il corpo muliebre è rappresentato volentieri costretto, legato, impedito, martoriato: oggetto di un'elastica violenza che non viene esercitata solo da maschi, ma pure da altre femmine su femmine (e a volte, a dire il vero, a ristabilire un minimo di equilibrio, anche su maschi). Altrimenti a occupare per sè tutta la scena è il puro spettacolo del corpo, proprio in quanto materia ora plastica e ora pittorica. Lo sguardo di Elisabetta Alberti, allevato alla grande pittura europea dal Rinascimento in poi, si affida a composizioni molto classicheggianti. Morbidezze, panneggi, chiaroscuri, compostezza dei volumi, cura minuziosa del particolare, tutto concorre a suggerire riletture appena ironiche della grande storia passata del bel nudo. E deliziosa risulta, a questo punto, la predilezione per la messa in scena di corpi floridi, finalmente abbondanti e mollemente caldi, e non, come troppo usa adesso, da troppo longilinee, troppo lungocrinite, troppo prevedibili, troppo fredde pin-up. Le rotondità rubensiane propagandate da Elisabetta Alberti, nell'esercizio allentato delle loro morbide perversioni, riconciliano con la bellezza familiare della complessione fisica mediterranea. Non a caso l'artista si dedica altrettanto anche al paesaggio e alla foto di montagna. E, beata gaudente, all'enogastronomia. |